Château Branaire Ducru

 

La modernità del Classico

 

Storia

 

Château Branaire Ducru è un classico moderno. Il motivo deriva dall’avere storia in cui maturare la classe dei grandi bordeaux, ma senza stranezze produttive o commerciali. Tutto comincia da una costola dei vigneti del dirimpettaio château Beychevelle, acquistate sulla fine del ‘600 da monsieur Braneyre. Ducru viene aggiunto al nome attuale dello château da quello di colui (Gustave Ducru) che più di tutti ha dato lustro alla tenuta. Questo fa sì che nel 1855 lo château si guadagna la qualifica di 4 cru. Oggi, pardon dagli anni ’80, il timone e la reputazione dell’azienda dipendono dalla famiglia Maroteaux, imprenditori nel campo dello zucchero.

Vigneto

 

In totale Château Branaire Ducru può contare su 60 ettari. La prevalenza naturalmente va al Cabernet Sauvignon. Siamo al 65% del vigneto, completato da che Merlot, Petit Verdot e Cabernet Franc, in quest’ordine di presenza in vigna. I terreni dello château sono composti, in generale, da ghiaia, anche molto profonda (circa 10 metri), e da un sottosuolo di argilla. Tuttavia nella parte di Saint Laurent, quindi nella parte più lontana dal fiume ma sempre compresa nel comune di Saint Julien, alcune parcelle sono caratterizzate da sabbie di colorazione scura, quasi nera, e da ghiaia, anche se in misura quantitativamente minore. Infine in alcune zone ci sono alcune aree con presenza di calcare. Da anni qui non si usano insetticidi o erbicidi e anche nel caso di malattie della pianta (es flavescenza dorata), lo château fa parte di un’associazione che monitora la malattia e decide se e come trattare in comune accordo con gli altri produttori. Le piante dello château hanno in media 35-40 anni di età. Le viti più ‘vecchie’ sono di Cabernet Sauvignon. Guardando al riscaldamento globale la scelta sarà, per uno château classico come questo, di ricorrere alle contromisure legate all’oggi, gestione della chioma, porta innesti e via così. Per il dopodomani probabilmente guarderanno ad altri cloni. Non si tratta di scarsa lungimiranza ma piuttosto di esperienza visto che statisticamente, anche in annate calde come quelle degli ultimi anni, il grand vin dello château ha toccato i 14 gradi alcol solo in un paio di occasioni.

Vigneto

 

I terreni che appartengono a quest’azienda sono di diversi. Ghiaia profonda sia dietro la struttura nuova, per intenderci quelli della cantina di affinamento, sia in parte affacciati sulla Gironda, quindi di fronte allo château. Le altre due superfici sono caratterizzate da sabbia e sabbia ghiaiosa, sempre alle spalle della struttura nuova. Ovviamente queste ultime due tipologie di terreni in profondità prevedono la presenza di argilla. In vigna la prevalenza percentuale va ovviamente, come quasi sempre accade sulla riva sinistra, al Cabernet Sauvignon (circa un 60% ) poi Merlot per circa un 30% e di seguito Petit Verdot e Cabernet Franc. L’età media delle piante si aggira sui 35-40 anni di età. La vigna più vecchia, si tratta di Merlot, risale tuttavia agli anni ’40. Forse a seguito del riscaldamento globale la scelta del team agronomico porterà ad un incremento del Cabernet Franc.

Cantina Château Branaire Ducru

 

Sarà rinnovata nel 2023. A non mutare qui è comunque il mantra del: tutto acciaio. La novità tuttavia qui sta nel avere a disposizione ancora più serbatoi. Dai 35 presenti in cantina si passa a più del doppio, 75, così da fare vinificazioni intraparcellari, quindi molto precise. I serbatoi sono più larghi che alti, permettono di favorire quella che si chiama infusione, relativa a quella delle bacche nel loro succo. La temperatura di fermentazione alcolica non sale mai sopra i 27°. Qualche rimontaggio e poi malolattica in inox chiudono il processo di vinificazione. Questa scelta fa sì che i vini siano meno ‘aperti’ se assaggiati giovani, ma qui la voglia è di avere vini longevi e stabili. Il taglio viene fatto, questo sì poco tradizionalmente almeno sulla riva sinistra, prima dell’affinamento. La durata del ‘riposo’ in botte? 18 mesi di media, con il 60% di legno nuovo e barrique di 3 tonnellerie diverse. Essere classici non vuol dire rinunciare al nuovo. Hanno fatto esperimenti con legni di diverse provenienze e persino con anfore, ma non sono stati giudicati strumenti adatti ad ottenere una maggiore definizione del proprio stile.

Secondo vino

 

Si chiama Duluc e viene introdotto per la prima volta nel 1988. La scelta del blend prevede utilizzo maggiore di Merlot e uve da piante più giovani, il tutto completato da quello che non finisce nel grand vin.

 

Stile Grand Vin Château Branaire Ducru

 

Di nuovo, classico. Per chi non ha familiarità con Bordeaux e i suoi vini questo potrà voler dire poco. Tuttavia quello emerge dagli assaggi del primo vino di questo château è una sintesi molto nitida del terroir di Saint Julien. Quella di un’eleganza, con qualche tocco di facilità di beva, che viene resa un po’ trattenuta da una potenza presente, ma mai dirompente, per intenderci come quella che potrebbe avere un Pauillac. I vini di château Branaire Ducru sono comunque più leggibili, con diversi anni di affinamento in bottiglia.

 

Annate top:

 

Annate sottovalutate:

Curiosità su Château Branaire Ducru:

 

  • Hanno un orangerie con tanto di roseto che utilizzano per gli eventi….tutto molto elegante.
  • Hanno una selezione molto rigorosa di vin de presse (serve per dare texture, colore altro al vino). In generale al taglio finale del grand vin non ne aggiungono mai più del 10%.

 

Riassunto Château Branaire Ducru

 

Comune: Saint Julien

Fourth Growth – quarto cru 1855

Proprietà: famiglia Maroteaux

Direttore: Jean Dominique Videau

Consulente esterno: Eric Boissenot

Secondo vino: Duluc

Ettari vitati: 60

In vigna: Cabernet Sauvignon (65%), Merlot (28%), Cabernet Franc (3%), Petit Verdot (4%). Le piante hanno in media 35/40 anni di età.

 

 

In Italia i vini Château Branaire Ducru: Sarzi Amadé, Pellegrini, Cuzziol Grandivini Vino & Design.

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